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Ciclone Harry, quando il fisco dovrebbe fermarsi davanti alle emergenze

In presenza di eventi eccezionali, anche il sistema fiscale dovrebbe saper rallentare. È questo, in sintesi, il messaggio che arriva dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, intervenuto dopo i gravi danni causati dal ciclone Harry in Calabria, Sardegna e Sicilia.

Un evento meteorologico violento, che nei giorni scorsi ha messo in ginocchio interi territori, provocando allagamenti, blackout elettrici e interruzioni dei collegamenti internet. Una situazione che ha reso, di fatto, impossibile lo svolgimento delle normali attività lavorative per imprese e professionisti.


Prorogare adempimenti e versamenti

Con una lettera formale, il presidente nazionale dei commercialisti Elbano de Nuccio ha chiesto alle istituzioni economiche del Paese di intervenire tempestivamente.

La richiesta è chiara: prorogare e sospendere, per un periodo congruo, gli adempimenti e i versamenti fiscali e contributivi in scadenza nei mesi di gennaio e febbraio, nelle zone colpite dal ciclone. La lettera è stata indirizzata al Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, al Viceministro Maurizio Leo e al Direttore dell’Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone.

Non si tratta di una richiesta “di categoria”, ma di una presa di posizione che parte dalla realtà quotidiana: quando mancano luce, connessione e accesso fisico agli studi, rispettare le scadenze diventa materialmente impossibile.


Proroga non solo chi vive nei territori colpiti

C’è però un aspetto del comunicato che merita particolare attenzione, soprattutto per chi non è addetto ai lavori. I commercialisti chiedono che la proroga non riguardi solo i contribuenti residenti o con sede nelle zone colpite, ma anche quei contribuenti che si trovano altrove, nel caso in cui abbiano affidato i propri adempimenti fiscali a professionisti con studio nei territori colpiti dal ciclone.

È un punto fondamentale, perché riconosce una realtà spesso ignorata. Il sistema fiscale non funziona per compartimenti stagni, ma passa attraverso studi professionali che operano per clienti distribuiti su tutto il territorio nazionale.

Se uno studio è bloccato da un evento calamitoso, non è solo il professionista a essere in difficoltà, ma tutti i contribuenti che dipendono da quell’organizzazione per adempiere correttamente ai propri obblighi.


Quando le regole devono adattarsi alla vita reale

Eventi come il ciclone Harry ricordano che le norme fiscali, per funzionare davvero, devono saper dialogare con il contesto in cui vengono applicate. La richiesta dei commercialisti va letta proprio in questa direzione;
non come una deroga “di comodo”, ma come un invito alla ragionevolezza, affinché il rispetto delle regole non si trasformi in un’ingiustizia per chi, semplicemente, non ha avuto modo di adempiere.

In questi casi, fermarsi non significa rinunciare al controllo o alle entrate, ma riconoscere che senza condizioni minime di operatività non può esserci un corretto rapporto tra fisco e contribuenti.