Nel contenzioso tributario spesso non sono gli importi a fare la differenza, ma le parole. A volte, addirittura, una sola lettera. È il caso dell’articolo 25 del DPR n. 602/1973, che disciplina i termini di notifica della cartella di pagamento, e della recente interpretazione fornita dalla Corte di cassazione. La questione è tutt’altro che teorica e riguarda da vicino eredi, soci e coobbligati solidali.
Cosa dice l’articolo 25 del DPR 602/73
La norma stabilisce che il concessionario della riscossione deve notificare la cartella di pagamento al debitore o al coobbligato, entro precisi termini, pena la decadenza del potere di riscossione. I termini variano a seconda dell’origine del debito (liquidazione automatica, controllo formale, accertamento), ma il punto chiave è proprio quell’alternativa: debitore o coobbligato.
Molti sostengono che la decadenza debba essere valutata individualmente, cioè con riferimento al momento in cui ciascun obbligato riceve la cartella. Ma così non è!
Il caso esaminato dalla Cassazione
La vicenda trae origine da cartelle emesse per imposte non versate da un contribuente deceduto. Alcuni coeredi avevano ricevuto le cartelle entro i termini di legge, altri – tra cui la ricorrente – solo diversi anni dopo. La tesi difensiva era semplice:
la cartella è tardiva nei miei confronti, quindi il Fisco è decaduto.
In primo e secondo grado i giudici avevano accolto questa impostazione, ritenendo la decadenza un istituto “personale”.
Notifica a uno, effetto per tutti
Con la sentenza n. 30947 del 26 novembre 2025, la Cassazione ribalta l’impostazione dei giudici di merito. Secondo la Corte:
- la notifica tempestiva della cartella a un solo coobbligato è sufficiente
- la decadenza non matura nemmeno nei confronti degli altri
- l’Amministrazione conserva il potere di riscossione verso tutti i debitori solidali
Nel diritto tributario, infatti, la responsabilità solidale produce un effetto conservativo generale, l’atto validamente notificato a uno dei soggetti obbligati blocca la decadenza dell’azione amministrativa.
Perché il diritto tributario è diverso da quello civile
La Cassazione chiarisce che la concezione civilistica della decadenza non si applica automaticamente in ambito tributario. Qui siamo nel campo del diritto pubblico, dove prevale l’esigenza di tutela dell’interesse erariale.
La formulazione dell’articolo 25 non è casuale, l’uso della disgiuntiva “o” indica che non è necessario notificare la cartella a tutti i coobbligati entro il termine, ma è sufficiente farlo nei confronti di uno solo.
Le conseguenze pratiche
Questa interpretazione ha effetti molto concreti:
- una cartella “tardiva” non è automaticamente nulla
- prima di eccepire la decadenza occorre verificare se e quando la cartella sia stata notificata ad altri coobbligati
- eredi e soci devono prestare particolare attenzione alla posizione degli altri obbligati solidali
Nel diritto tributario una sola “o” può fare la differenza tra vincere e perdere una causa. E spesso, prima ancora del processo, tra impostare bene o male una difesa.