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Spese di rappresentanza: deducibilità per professionisti secondo la Cassazione

La deducibilità delle spese di rappresentanza rappresenta un tema ricorrente per professionisti e imprese. La normativa consente, entro determinati limiti, di portare in deduzione costi destinati a migliorare l’immagine o le relazioni professionali. Tuttavia, non basta che un bene sia “astrattamente” riconducibile a questa categoria: è necessario dimostrare che sia stato effettivamente impiegato con finalità professionali.

Questo principio è stato ribadito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 26553 del 2 ottobre 2025, che è intervenuta nuovamente sull’onere probatorio a carico del contribuente.


La regola di fondo: serve la prova dell’inerenza

Secondo la Suprema Corte, per dedurre una spesa di rappresentanza non basta rientrare nelle tipologie previste dalla normativa, come nel caso di opere d’arte, beni da collezione o omaggi. Il contribuente deve dimostrare che tali beni siano stati realmente destinati a finalità promozionali e non a usi personali.

L’onere della prova rimane sempre in capo al professionista o all’impresa. Per la Cassazione, la deduzione non può basarsi su un semplice “giudizio di verosimiglianza”, ma richiede una prova concreta della destinazione professionale della spesa.


Il caso esaminato dalla Corte

Il caso trae origine da un accertamento fiscale nei confronti di un libero professionista, esercente la professione di commercialista. L’Agenzia delle Entrate aveva contestato la deduzione di diverse spese di rappresentanza sostenute nel 2013, tra cui l’acquisto di gioielli, di un vaso risalente ai primi del Novecento e di altri beni di pregio.

Secondo l’Amministrazione finanziaria, mancava la prova che tali beni fossero stati utilizzati per finalità professionali. I giudici di primo e secondo grado avevano confermato l’accertamento, rilevando che non era stata fornita alcuna dimostrazione specifica riguardo alla destinazione dei singoli oggetti. Il professionista aveva quindi proposto ricorso in Cassazione.


La decisione della Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che non è sufficiente la semplice appartenenza del bene alla categoria delle spese di rappresentanza. La deduzione è possibile solo se il contribuente dimostra che la spesa è stata effettivamente destinata a un’attività di promozione o di pubbliche relazioni.

Secondo i giudici:

  • la spesa deve rispettare il principio di inerenza con l’attività professionale;
  • la prova dell’inerenza deve essere fornita dal contribuente;
  • non basta documentare lo svolgimento di un evento o di un’iniziativa promozionale; occorre dimostrare che la specifica spesa sia collegata a quella specifica finalità.

La prova richiesta, quindi, deve essere puntuale e non generica.


Insegnamenti e implicazioni pratiche

L’ordinanza della Cassazione ribadisce alcuni principi fondamentali:

  • la semplice coerenza del bene con la categoria delle spese di rappresentanza non è sufficiente per ottenerne la deduzione;
  • è necessario dimostrare la concreta finalità promozionale della spesa, con documentazione adeguata;
  • il requisito dell’inerenza non può essere presunto, ma deve essere provato in modo specifico.

Il caso del vaso è emblematico: pur essendo un’opera astrattamente rientrante nelle spese deducibili, il contribuente non aveva fornito elementi che ne collegassero l’acquisto all’attività professionale.


Consiglio del Commercialista – Michele Vito Falagario

La deducibilità delle spese di rappresentanza resta uno strumento importante, ma la prova dell’inerenza costituisce un presupposto essenziale e imprescindibile. Per evitare contestazioni, il professionista deve:

  • documentare in modo chiaro lo scopo promozionale della spesa;
  • indicare destinatari e contesto di utilizzo del bene;
  • conservare ogni elemento che colleghi la spesa all’attività esercitata;
  • utilizzare mezzi di pagamento tracciabili per tutte le spese sostenute dal 2025 in avanti.

La sentenza conferma un orientamento rigoroso, secondo il quale solo una documentazione completa e coerente consente di dimostrare la reale natura professionale dell’onere sostenuto.