Spesso, quando un nuovo cliente entra nel mio studio con un’idea innovativa, l’entusiasmo è palpabile. Si parla di mercati vergini, di idee non replicabili, di “disruption“. Eppure, quasi sempre, ci scontriamo su un terreno che molti imprenditori considerano secondario, ma che per me è il cuore pulsante di ogni progetto: la sostenibilità personale.
In questi giorni, proprio durante una consulenza, è nato quello che definisco uno “scontro costruttivo“. Perché? Perché quando mi viene chiesto di valutare un modello di business, io non mi fermo ai fogli Excel. Faccio domande che entrano nella sfera privata, domande per le quali spesso si è impreparati.
Ecco i tre pilastri su cui, secondo me, ogni aspirante imprenditore dovrebbe riflettere seriamente prima di fare il grande salto.
Il “Prezzo” della Speranza, la stima dei ricavi
Sui costi siamo tutti bravi, sono certi, misurabili, arrivano puntuali. Ma sui ricavi? L’imprenditore porta spesso i numeri che spera di realizzare.
La mia regola aurea? Per non saper né leggere né scrivere, inizialmente considero i ricavi al 70%.
In alcuni casi, per testare la tenuta del business, arrivo a sottostimarli fino al 10%. Se il modello regge ancora e copre i costi anche in uno scenario così pessimistico, allora abbiamo un’idea che può affrontare il mercato. Altrimenti, stiamo solo pianificando un rischio senza paracadute.
Il Rischio Essenziale, l’impatto sulla famiglia
Fare impresa non è solo un rischio economico; è un rischio esistenziale. Ne va della tua vita e di quella di chi ti sta vicino. Un ragazzo di vent’anni può permettersi di fallire e ricominciare. Ma chi ha una famiglia, o la sta costruendo, deve valutare quanto tempo e quante risorse sottrarrà ai propri affetti.
Ho visto persone chiedere prestiti a ogni parente e, fortunatamente, riuscire a ripagarli con gratitudine. Ma ho visto anche situazioni in cui la mancanza di un “cuscinetto finanziario” familiare ha trasformato un sogno imprenditoriale in un incubo di litigi e tensioni. Se dietro di te non c’è una struttura che possa sostenerti nei primi 12-18 mesi (che sono sempre i più duri), devi fermarti a riflettere: ne vale davvero la pena?
Il Senso Economico del Rischio
Questo è il punto più delicato. Se dopo aver “pulito” il modello di business, aver calcolato i rischi e aver lavorato 14 ore al giorno, il tuo guadagno netto è pari allo stipendio di un quadro dirigente… occhio.
- se sei un giovane che parte da zero, è “tanta roba“.
- se sei un professionista con anni di esperienza, forse stai solo comprando un lavoro molto più stressante di quello che avevi prima.
Il margine deve essere adeguato al rischio. Se un fornitore non ti paga o un cliente salta, e il tuo margine è troppo sottile, non hai spazio di manovra. Il “cuscinetto” non serve solo per la tranquillità, serve per la sopravvivenza.
Considerazioni personali
La vera difficoltà non è scrivere un bel Business Plan, ma capire se quel business è sostenibile nel tempo, nella tua vita reale e in relazione al rischio che sei disposto a correre.
Quando analizzate la vostra idea con un consulente, non indispettitevi se le domande diventano personali. È proprio lì, in quel punto di intersezione tra numeri e vita, che si decide se la vostra impresa sarà un successo o un peso insostenibile.
E voi? Avete mai valutato la vostra “propensione al rischio” in relazione alla vostra situazione familiare.
Fisco e Impresa in pillole
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