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Fatture e bonifici non bastano più contro le contestazioni fiscali sulle operazioni inesistenti

Oggi, per il Fisco e per la Corte di Cassazione, non basta più dimostrare di aver pagato una fattura per non incorrere ad una contestazione sulle c.d. operazioni inesistenti.
Se l’Amministrazione finanziaria contesta che un’operazione sia solo “di carta”, spetta all’imprenditore provare che quel costo corrisponde a qualcosa di realmente ricevuto.

Ma cosa significa, in concreto?

Significa che fattura e bonifico sono solo il punto di arrivo, non la prova dell’operazione. Per tutelarsi davvero è fondamentale conservare anche tutta la documentazione che dimostra come, quando e perché quel servizio o quel bene è stato acquistato.

In particolare, è importante avere:

  • Un contratto o un accordo scritto, anche semplice, da cui risulti cosa doveva essere fatto, a quale prezzo e in quali tempi. In molti casi vanno bene anche email chiare e coerenti.
  • Una prova della consegna o dell’esecuzione, come un DDT per i beni, un verbale di consegna, un report di attività, file prodotti, relazioni, stati di avanzamento o qualsiasi documento che dimostri che qualcosa è stato realmente svolto.
  • Email operative, cioè comunicazioni di lavoro vero: richieste, chiarimenti, correzioni, confronti. Non solo messaggi commerciali o l’invio della fattura.
  • Coerenza economica dell’operazione, cioè la possibilità di spiegare perché quell’acquisto era utile per l’attività dell’impresa e che beneficio ne è derivato.

Il punto centrale è questo: in caso di controllo, non devi dimostrare di aver pagato, ma di aver ricevuto realmente ciò che hai pagato.

Se manca questa documentazione “di sostanza”, anche un’operazione formalmente perfetta può essere considerata fittizia, con il rischio di recupero delle imposte, sanzioni e interessi.