Con la Risposta n. 26/2026, l’Agenzia delle Entrate affronta un caso molto concreto. Un medico in regime forfettario riceve nel 2024 compensi più alti del dovuto a causa di un errore amministrativo dell’ASP. L’errore viene scoperto nel 2025 e le somme vengono integralmente restituite.
Ma nel frattempo accade questo:
- I compensi risultano superiori a 85.000 euro
- Si supera la soglia del regime forfettario
- Si perde il regime dal 2025
E l’Agenzia chiarisce che, ai fini del limite, contano tutti i compensi percepiti, anche quelli poi restituiti.
Per il Fisco conta l’incasso
Nel regime forfettario vale il principio di cassa. Tradotto: conta ciò che incassi, non ciò che ti spetta realmente. Secondo la risposta, anche le somme percepite per errore:
- concorrono al limite degli 85.000 euro
- entrano nella base imponibile
- producono effetti sulla permanenza nel regime
Anche se vengono restituite.
Ma compenso spettante e somma incassata per errore sono la stessa cosa?
Qui nasce il dubbio. La risposta, di fatto, equipara:
- compenso realmente spettante
- compenso incassato per errore
Ma giuridicamente non sono la stessa cosa. Se una somma è:
- indebitamente percepita
- oggetto di obbligo restitutorio immediato
- integralmente restituita
- mai entrata nella sfera patrimoniale in modo definitivo
Si potrebbe sostenere che, non si tratta di vero “compenso”, ma piuttosto di una detenzione temporanea di somme altrui. E qui entra in gioco un principio fondamentale.
L’articolo 53 della Costituzione
L’Costituzione della Repubblica Italiana stabilisce all’articolo 53:
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
La capacità contributiva presuppone:
- una ricchezza effettiva
- una ricchezza attuale
- una ricchezza stabile
Se la somma non rappresenta un vero arricchimento, possiamo davvero parlare di capacità contributiva?
Il vero effetto pesante è l’uscita dal forfettario
Il problema non è solo l’imposta pagata (che può essere chiesta a rimborso). Il vero danno è la fuoriuscita dal regime agevolato nel 2025. Un effetto strutturale e potenzialmente molto costoso, generato da un errore non imputabile al contribuente.
Gli interpelli sono sempre la soluzione?
Qui apro una riflessione importante. L’interpello è uno strumento utile, ma non è una consulenza, ricordiamoci una cosa: l’Agenzia delle Entrate è l’ente accertatore.
Che tipo di risposta possiamo aspettarci su una questione interpretativa che amplia la base imponibile? È naturale che l’interpretazione sia prudente e letterale.
Situazioni delicate come questa vanno:
- analizzate tecnicamente
- valutate strategicamente
- inquadrate prima che producano effetti irreversibili
Aspettare la risposta dell’ente può non essere sempre la soluzione più efficace.
Il consiglio del commercialista – Michele Vito Falagario
C’è una lezione molto concreta da questo caso. Se noti:
- compensi più alti del normale
- somme che non ti tornano
- incassi anomali a fine anno
- rischio di superare soglie fiscali
Non aspettare, parlane subito con il tuo commercialista, perché nel regime forfettario il superamento degli 85.000 euro non è un dettaglio. E a volte un errore amministrativo può trasformarsi in un problema fiscale importante. Meglio intervenire prima che spiegare dopo.