Nel mio lavoro di commercialista e consulente d’impresa, mi occupo quotidianamente di numeri, modelli di business e strategie di crescita. Ma c’è una variabile economica sommersa che troppo spesso sfugge ai bilanci tradizionali, pur avendo un impatto devastante sulla redditività e sull’efficienza di un’azienda: la discriminazione di genere.
Come professionista, affianco da anni imprenditrici nel loro percorso di crescita. L’esperienza diretta sul campo mi ha convinto di un fatto ineludibile: la discriminazione non è solo una deplorevole questione etica o culturale, ma è un costo aziendale reale. Costa tempo, costa opportunità mancate e, di conseguenza, costa denaro. Fare impresa partendo da zero è già straordinariamente complesso; trovarsi a dover fare un “doppio lavoro” per neutralizzare i pregiudizi altrui rende la strada inutilmente in salita.
Nel corso della diciottesima puntata del nostro podcast “Capire prima di Decidere”, ho voluto sviscerare questo tema insieme a Valentina Colazzo, l’imprenditrice che seguo da oltre dieci anni. Dall’analisi della nostra esperienza e dei tanti casi vissuti sulla nostra pelle, abbiamo individuato tre precisi campanelli d’allarme — o indicatori di discriminazione — che ogni imprenditrice dovrebbe monitorare durante i propri meeting di lavoro, con i relativi strumenti strategici per neutralizzarli.
Il peso asimmetrico delle parole: il “filtro della Coppia Mista”
Il primo indicatore è tanto comune quanto irritante. Si verifica quando, all’interno di una riunione (che sia con investitori, partner o collaboratori), un’idea o una proposta formulata dall’imprenditrice viene ignorata, lasciata cadere o addirittura contraddetta. Salvo poi, a distanza di pochi minuti, essere accolta con entusiasmo e “magicamente” presa in considerazione se ripetuta dall’interlocutore maschile al suo fianco.
Questo fenomeno genera una massiccia perdita di tempo e di occasioni, poiché costringe a ripetere gli stessi concetti più volte affinché vengano recepiti. Se il tavolo di lavoro non ascolta l’imprenditrice — che è la figura decisionale e la titolare del progetto —, l’efficienza aziendale è compromessa alla radice.
Il consiglio del consulente:
Nelle riunioni strategiche, specialmente quelle iniziali con nuovi interlocutori, consiglio di presentarsi in una coppia mista (uomo e donna) dal proprio lato del tavolo. Questo non serve a cercare “protezione”, ma funge da vero e proprio filtro di valutazione. Osservate attentamente come reagisce la controparte: se tende a rivolgersi o a dare ragione solo all’uomo, avete la prova immediata di chi avete di fronte. Al contrario, un interlocutore diligente e professionale saprà riconoscere immediatamente l’autorità dell’imprenditrice, ristabilendo i ruoli corretti anche qualora il consulente maschile dovesse fare una parziale scivolata.
Le domande “fuori fuoco”: il tentativo subdolo di mettere in discussione l’autorità
Il secondo campanello d’allarme è decisamente più subdolo e spesso viaggia sul filo dell’inconscio della controparte. Si tratta delle domande apparentemente lecite e coerenti con il settore di riferimento, ma totalmente non pertinenti rispetto all’oggetto e alla fase della riunione in corso.
Un esempio tipico: trovarsi in una riunione preliminare di brainstorming o di presentazione generale di un progetto e vedersi rivolgere domande di dettaglio estremamente tecnico che era già stato stabilito di affrontare in una fase successiva.
Queste domande non nascono da una reale esigenza operativa immediata. Spesso servono all’interlocutore per misurare l’altezza del “piedistallo” su cui siede l’imprenditrice, valutando se meriti o meno la sua considerazione. In altre parole, sono poste per mettere in dubbio la capacità e l’autorità della donna al tavolo, costringendola a dover continuamente “conquistare” la propria legittimazione.
Il consiglio del consulente:
L’istinto, nel mezzo della concitazione di una presentazione, spinge spesso a voler rispondere a ogni costo per dimostrare la propria competenza. Questo è l’errore fondamentale da evitare. Rispondere a una domanda fuori fuoco significa dare sponda e legittimare l’atteggiamento discriminatorio o svalutante della controparte.
La strategia corretta è fermarsi e disinnescare la provocazione con fermezza e cortesia:
“Bella domanda, molto interessante. Tuttavia non è di pertinenza per la fase attuale del progetto; la tratteremo approfonditamente nel secondo momento dedicato”.
La disparità di trattamento dei fornitori: la regola del “Non Fidarsi”
La discriminazione non si consuma solo davanti ai potenziali investitori, ma si annida frequentemente anche nella catena di fornitura, in particolare nei servizi complessi o digitali.
Ci è capitato direttamente: a parità di condizioni contrattuali ed economiche — e sottolineo che come azienda non abbiamo mai speculato sul prezzo, pretendendo in cambio la qualità —, alcuni fornitori tendono a riservare alle clienti donne un trattamento di serie B. Ad esempio, proponendo profili professionali non qualificati o junior spacciandoli per esperti di alto livello.
È quanto accaduto a Valentina quando ha richiesto una figura specifica di “SEO tecnico” e si è vista proporre per tre volte consecutive profili junior specializzati unicamente in scrittura editoriale. Il fornitore ha tentato di venderle una risorsa inadeguata semplicemente perché non la riteneva in grado di accorgersene o di reagire con la dovuta fermezza. Spesso, infatti, l’imprenditrice viene percepita erroneamente come un soggetto più “riflessivo” rispetto a un uomo (ritenuto per pregiudizio più incline a ricorrere subito alle vie legali), dando così spazio a chi tenta di approfittarsene.
Il consiglio del consulente:
Sui servizi tecnici, specie se non rientrano direttamente nelle vostre competenze specifiche, vige una sola regola d’oro: non fidatevi ciecamente di nessuno, ma verificate sempre. Quando vi viene proposto un collaboratore o un servizio, non aprite sterili discussioni immediate con chi ve lo propone. Accogliete la proposta e riservatevi il tempo per una verifica autonoma e rigorosa.
Hai un dubbio specifico?
Se la tua posizione richiede un parere professionale, scrivimi o chiama.
La checklist di autodifesa aziendale per l’imprenditrice
Uno strumento pratico di autovalutazione e gestione dei tavoli decisionali.
Per aiutare le imprenditrici a mappare in tempo reale la qualità delle relazioni professionali e difendere il valore del proprio business, ho sintetizzato i passaggi chiave discussi in questa guida in una checklist operativa da tenere sempre a mente prima, durante e dopo ogni incontro di lavoro cruciale.
FASE 1: La Preparazione del Meeting (Il Presidio del Tavolo)
- Pianificazione della composizione del team: Hai previsto una rappresentanza mista (uomo/donna) per presidiare l’incontro?
- Definizione preventiva dell’ordine del giorno (OdG): L’obiettivo e i confini tematici della riunione sono stati comunicati chiaramente per iscritto a tutti i partecipanti prima dell’inizio?
- Assegnazione formale dei ruoli di presentazione: È chiaro a tutti i presenti, fin dall’apertura, che tu sei la figura decisionale e l’imprenditrice di riferimento per il progetto?
FASE 2: La Conduzione del Dibattito (La Gestione delle Interazioni)
- Monitoraggio del “peso” dei contributi: Quando esprimi un concetto o prendi una decisione, la controparte si rivolge direttamente a te o tende a cercare la conferma visiva o verbale del tuo collaboratore maschile?
- Filtro immediato delle domande “fuori fuoco”: Se ricevi una domanda non pertinente alla fase della riunione, hai evitato di rispondere istintivamente, rimandando la discussione al momento opportuno con una formula di cortesia istituzionale?
- Valutazione della simmetria del comportamento: Le domande incalzanti o i dubbi tecnici vengono sollevati esclusivamente nei tuoi confronti o sono distribuiti equamente tra tutti i membri del tavolo?
FASE 3: La Qualificazione dei Fornitori (Il Controllo delle Competenze)
- Verifica indipendente dei profili (Background Check): Prima di dare un mandato o inserire una risorsa proposta da un fornitore, hai verificato il suo percorso reale su canali professionali (LinkedIn, motori di ricerca, portfolio o community specializzate)?
- Analisi dello storico dei servizi: Hai verificato il “book” dei clienti del fornitore per capire se i progetti presentati sono attuali e se i clienti sono realmente soddisfatti?
- Presidio tecnico delle trattative: Se non possiedi competenze tecniche specifiche nel settore richiesto (es. digitale o tecnologico), ti sei affiancata a un consulente di fiducia prima di firmare il contratto o validare la risorsa?
L’importanza di fare rete
Identificare questi comportamenti non deve tradursi in una sterile recriminazione, ma nell’adozione di sani processi di controllo aziendale. Nel 2026 è indubbiamente una scocciatura dover dedicare ancora così tanta attenzione a queste dinamiche. Tuttavia, la crescita del numero di donne che fanno impresa da zero è un dato di fatto e rappresenta il futuro del nostro tessuto produttivo.
Il modo più efficace per accelerare questo cambiamento culturale è la condivisione delle esperienze. Parlarne, fare rete tra imprenditrici e scambiarsi consigli pratici permette di creare un bagaglio comune che impedisce a soggetti non professionali o discriminanti di sottrarre risorse ed energia ai vostri progetti.
E voi, avete mai riscontrato questi comportamenti nei vostri tavoli di lavoro? Quali strategie avete adottato per fermarli? Condividete la vostra esperienza: fare rete è il primo passo per cambiare le regole del gioco.
Questo articolo è ispirato alle riflessioni condivise nella 18° puntata del podcast “Capire prima di Decidere”.
Capire prima di Decidere
Strategia, impresa e fisco: la rubrica video e audio con Michele Vito Falagario e Valentina Colazzo.